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Una certa idea di teatro

Al di là della presentazione del sito, noi desideriamo che, fin da questi primi incontri, chi legge possa raccogliere alcuni elementi per formarsi un’idea riguardo a cosa noi pensiamo del teatro.

Allora: il teatro è fonte e pratica di cultura; quindi, fonte e pratica di vita nel senso che ha un grande potere formativo sia per coloro che lo praticano in quanto scopo della propria vita, sia per coloro che vi partecipano come pubblico consapevole.

In cosa consiste questa forza del teatro? Fondamentalmente nel fatto che fare sul serio teatro implica la pratica di moltissime virtù. Crediamo che anche chi ci legge, se vi pensa con un minimo di profondità, se ne possa rendere conto. Occorrono volontà, determinazione, disciplina, attenzione ai compagni, rispetto verso il pubblico, assunzione di responsabilità nei confronti del testo e del personaggio, pazienza nell’apprendere e ripetere gesti e intonazioni. E poi: studio, studio, studio.

In un suo scritto del 1957, Luchino Visconti consigliava ad un giovane attore: “Fa’ lezioni di dizione, sviluppa i tuoi mezzi vocali, fa’ della ginnastica per allargare i polmoni, fa’ della danza, leggi dei testi […] La base della formazione dell’attore […] non è certamente questione soltanto di disciplina, di essere puntuali alle prove, bensì – nelle ore in cui non si è a teatro – è questione di studiare, approfondire i testi, migliorare le proprie capacità”.

Quando applaudiamo una grande prestazione sportiva, in quell’applauso c’è, magari solo in modo inconscio, il riconoscimento di tutto il lungo e duro lavoro che l’atleta ha dovuto compiere per raggiungere quel risultato.

 

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Lo stesso avviene di fronte ad una prestazione artistica. Quando essa sia di alto livello il pubblico “avverte” la durata e la profondità dell’impegno che l’hanno permessa. In questo senso essa diviene formativa anche per chi vi partecipa in qualità di spettatore. Il teatro abitua a non essere superficiali. E questo sia perché ogni ruolo va preso sul serio e va vissuto come elemento importante di un quadro generale che è il testo da interpretare e presentare al pubblico, sia perché all’attore è richiesta una profonda riflessione sul testo che lo porti a far emergere quanto è sottinteso alla parola scritta.

In un altro passo, Visconti confronta l’antica e la nuova generazione di attori: “Una volta l’attore affrontava la carriera dell’attore, cioè diventava un attore: e lo diventava quasi sempre attraverso i quadri delle compagnie: era infatti, per lo più, figlio d’arte […] Si formavano, questi attori di una volta, a una scuola, con una disciplina e una dedizione totale per il teatro. La nuova generazione di attori, questa disciplina e dedizione totali non ce l’ha, assolutamente […] Non esiste più quella specie di sacerdozio che vigeva una volta”.

Questo accenno ad una concezione del teatro come qualcosa che si accosta al sacro mi ha ricordato un pensiero di Thomas Mann, contenuto in un suo saggio del 1908: “Che cos’è il teatro? Un palco di legno. Ci puoi camminare su con le mani o recitarvi una poesia immortale. Dove ieri piroettavano gambe di ballerine, oggi incede Medea. Il teatro esige da noi una così larga misura di oblio, che possiamo anche dimenticare, direi, che cosa è accaduto “ieri”. Il teatro è puro presente e non ha passato. Molto spesso non è altro che un “locale”: ma la sua ambizione di essere un tempio non morirà mai, perché è connaturata alla sua stessa essenza”.

Gilberto Calindri

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